Rassegna stampa


Milano Finanza,

Ma quando il Tesoro entrerà effettivamente nel capitale cambierà il CDA. Padoan: Morelli resta al Monte

Parlando davanti ai parlamentari delle commissioni Finanze di Camera e Senato il ministro ha fatto il punto sul decreto Mps. Ottimismo sulla ricapitalizzazione di Unicredit, mentre il sistema è alla svolta

Nella vicenda Mps (e non solo) il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha messo ieri alcuni punti fermi. In primo luogo la poltrona dell’ad Marco Morelli, resta salda. Davanti ai parlamentari delle commissioni Finanze di Camera e Senato, che lo avevano convocato per parlare del decreto Salva risparmio, che proprio ieri ha avviato a Palazzo Madama il suo iter di conversione in legge, Padoan ha chiarito che «il management di Mps, che pure ha manifestato la disponibilità a rimettere il proprio mandato, gode della fiducia del governo». A cambiare sarà il cda, che al momento dell’effettiva entrata del Tesoro nel capitale, rifletterà i nuovi equilibri e il peso del nuovo azionista pubblico. Il ministro ha aggiunto che, come per tutte le banche ricapitalizzate con soldi pubblici, ai manager saranno riconosciuti emolumenti in linea con quanto stabiliscono le norme europee. In ogni caso il Tesoro non intende restare azionista a lungo. E’ entrato nel capitale solo perché dopo il fallimento della soluzione di mercato, Mps, che è una banca in utile, aveva comunque bisogno di una ricapitalizzazione precauzionale e questa è «per definizione europea, temporanea» quindi il Monte quando sarà definitivamente risanato «tornerà al mercato».
L’ultimo punto fermo il ministro lo ha posto sulla cosiddetta proposta proposta Patuelli, cioè l’emendamento chiesto dal presidente dell’Abi, per permettere, in deroga alle norme della privacy, la pubblicazione dei nomi dei principali clienti insolventi di Mps e delle altre banche interessate da questo e dagli altri decreti. La lista nera, secondo il ministro, dovrà contenere solo i nomi dei «furbetti».
«Ci possono essere questioni di legittimità e legali che ovviamente non dipendono da me», e c’è un’esigenza di trasparenza condivisibile.
Bisogna ragionare su come identificare e distinguere i «comportamenti scorretti che possono determinare accumulazione di debito», dagli altri frutto di situazioni sfortunate.
Sia nella relazione introduttiva, sia nelle risposte ai quesiti dei parlamentari, Padoan ha insistito sui pericoli di un eccesso di polemiche. «Nel dibattito che si è sviluppato si è a volte gettato discredito sull’intero settore bancario italiano» alimentando anche all’estero «una percezione sbagliata e immotivata. Atteggiamento, questo, «dannoso», anche perché il mondo delle banche si regge sulla fiducia e questa «è un bene pubblico ed è caratterizzata da una chiara asimmetria, molto facile distruggerla molto difficile ricostruirla».
Il sistema bancario, invece, per Padoan è a un «punto di svolta» e «visto l’andamento incoraggiante dell’economia non è da escludersi l’innesco di un circolo virtuoso tra consolidamento bancario, pulizia dei bilanci, ripresa della crescita e ritorno a condizioni di normalità e uscita dalla crisi».
E a motivare questo ottimismo, per il ministro, è una pluralità di fattori: «Unicredit sta per lanciare un aumento di capitale importante, Ubi si è dimostrata disponibile ad acquisire tre delle quattro banche regionali, Banca popolare di Milano e Banco Popolare hanno completato un’importante aggregazione, naturalmente ci sarà poi la ricapitalizzazione precauzionale di Mps. Stiamo parlando di elementi positivi oltreché il continuo buon andamento di istituti come Banca Intesa».
Sono tutti «segnali importanti che il sistema bancario italiano sta voltando pagina».